PERCHE’ LA GINNASTICA POSTURALE E’ IMPORTANTE

La postura influisce molto sulla salute delle nostre articolazioni, in particolare sulla nostra colonna vertebrale, e prendersene cura è fondamentale per evitare stati dolorosi acuti. Ci viene in aiuto una disciplina che ha proprio come obiettivo quello di mantenere attivo il movimento articolare e di tonificare la muscolatura: la Ginnastica Posturale.

 Ma che cos’è la Ginnastica Posturale? E perché è così importante per le nostre articolazioni?

Ginnastica Posturale, una disciplina che fa bene al corpo

La Ginnastica Posturale è un insieme di esercizi che fanno lavorare i muscoli statici e dinamici del nostro corpo, coinvolgendo le strutture deputate al sostegno e al movimento. Ha come obiettivo quello di ristabilire l’equilibrio muscolare attraverso lavori dedicati al miglioramento della postura statica e dinamica.  

Grazie a questi esercizi possiamo migliorare la rigidità articolare e muscolare, e ridurre il dolore localizzato.

Tale disciplina è indicata sia per gli stati dolorosi acuti che per scopi preventivi, quando nella storia clinica del paziente sono presenti episodi di mal di schiena, cervicalgia o dolori articolari.

L’educazione e la rieducazione posturale sono utili a qualsiasi età, sia nei bambini che negli adulti, sportivi o meno. Ed ha benefici non solo a livello muscolo-articolare ma anche a livello psicologico riducendo lo stress e aumentando la capacità di concentrazione grazie ad esercizi dedicati alla respirazione.

Esercizio e costanza, l’importanza della Ginnastica Posturale

Utilizzata come tecnica riabilitativa per ristabilire l’equilibrio del corpo, la Ginnastica Posturale consente di recuperare e rieducare il nostro organismo anche dopo un intervento chirurgico.

 Inoltre rieducando la postura è possibile agire su una moltitudine di fattori:

  • Sull’elasticità muscolare e sulla mobilità articolare spesso limitata dalla sedentarietà della vita quotidiana;

  • Sulla forza e sulla resistenza dei muscoli e del sistema cardio-respiratorio;

  • Sulle abilità motorie limitate o compromesse da patologie o da incidenti gravi;

  • Sulla rieducazione respiratoria indispensabile per il nostro organismo;

  • Sulla capacità di concentrazione e gestione dello stress.

È una terapia che richiede costanza, tempo ed esercizio, ma che porta dei risultati ottimali già dalle prime sedute. Fondamentale per ottenere benefici concreti è affidarsi ad uno specialista come un fisioterapista che attraverso le sue competenze può delineare il giusto percorso rieducativo.

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Dito a scatto

Tenosinovite stenosante detto dito a scatto colpisce i flessori della mano , i quali sono provvisti di guaine sinoviali, che in seguito a fenomeni degenerativi ed infiammatori si ispessiscono formando un rigonfiamento.

I tendini dei flessori della mano scorrono all'interno di tunnel fibrosi , detti pulegge, provvisti di guaine per favorire lo scorrimento. Le pulegge trattengono i tendini vicino alle ossa allo scopo di ottenere la flessione delle dita.

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La tenosinovite stenosante produce un rigonfiamento nella guaina, così ogni volta che il tenero deve attraversare la puleggia, vicino al rigonfiamento, la parte stenotica, viene schiacciato con conseguente dolore e si produce lo scatto del dito. Quando il dito scatta produce ulteriore infiammazione e gonfiore, generando un circolo vizioso. A volte il dito è in flessione e diventa difficile e doloroso estenderlo. Le dita più frequentemente interessate sono il pollice, il medio o l'anulare della mano .

Le cause sono da ricercarsi nei microtraumi ripetuti ai tendini flessori e ad un sovraccarico funzionale , ma anche le patologie come artrite reumatoide, diabete e gastrointestinale nello sviluppo della patologia.


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Il trattamento punta a fine lo scatto normale . In prima battuta saranno somministrati farmaci antinfiammatori e applicati tutori per portata l'infiammazione del tendine, insieme al riposo dall'attività manuale. Risulta utile come guanti anti vibrazioni per le attività manuali ripetitive. In caso di mancata risoluzione si interviene chirurgicamente in day hospital per aprire la finestra e liberare il tendine in modo che possa scorrere liberamente. Si esegue fisioterapia per rieducare il movimento in breve tempo e per ripristinare l'uso funzionale della mano .

Dott.ssa Consuelo Salutari

Epicondilite: il "gomito del tennista"

Epicondilite o gomito del tennista è una tendinopatia inserzionale a decorso acuto o cronico che colpisce l’inserzione osteotendinea prossimale dei MM dell’epicondilo (Anconeo, Estensore comune delle dita, Estensore proprio del mignolo, Estensore ulnare del carpo) detta anche over-use syndrome (da eccessivo carico funzionale).

gomito del tennista

I fattori determinanti sono le ipersollecitazioni funzionali e i microtraumi ripetuti; i fattori favorenti sono la diminuita potenza muscolare dei MM dell’avambraccio, la senescenza fisiologica del tessuto tendineo (età più colpita 35-50 anni), errori nell’esecuzione di alcuni movimenti ripetitivi, postura scorretta.

La sintomatologia: dolore spontaneo in sede epicondiloidea con possibile irradiazione alla faccia anteriore dell’avambraccio e della mano, soprattutto durante e dopo uno sforzo, dolore alla pressione sull’epicondilo, dolore in sede epicondiloidea nell’estensione contro resistenza del polso e del III dito e nella prono supinazione, perdita di forza nella presa, difficoltà ad estendere il gomito, nei casi più gravi può insorgere impotenza funzionale.

Trattamento è raccomandato iniziarlo tempestivamente per evitare danni ai tendini e all’articolazione. La cura dipende dal grado di gravità dell’infiammazione: riposo dall’attività ripetitiva che ha scatenato l’infiammazione, uso di un tutore dinamico, farmaci antinfiammatori prescritti dal medico, infiltrazioni eseguite dall’ortopedico di acido ialuronico o di concentrati piastrinici per favorire la rigenerazione tissutale, laser terapia e endotermia per ridurre la flogosi e il dolore, Graston terapy, fisioterapia.


La fisioterapia è indispensabile per il recupero della funzionalità e per prevenire le recidive. Seguendo una riabilitazione specifica si va a correggere il movimento ripetitivo che ha generato l’epicondilite, si lavora sulla muscolatura del braccio e dell’avambraccio, si insegnano al paziente gli esercizi da fare a domicilio ogni giorno, si valuta il rachide cervicale e laddove è necessario si inseriscono nel programma fisioterapico gli esercizi di ginnastica posturale.

La soluzione chirurgica di asportazione della porzione di tendine danneggiato rappresenta una extrema ratio solo nel caso in cui tutti gli altri trattamenti siano risultati inefficaci.

Graston Terapy per l’Epicondilite

Graston Terapy per l’Epicondilite

Dott.ssa Consuelo Salutari




Artroprotesi dell’anca con accesso anteriore

La chirurgia protesica dell’anca, oggi ,propone ai pazienti soluzioni sempre più inclini al risparmio del patrimonio osseo e al rispetto di muscoli e tendini, con l’obiettivo di diminuire le complicazioni durante l’operazione e di ridurre i tempi di recupero.

La scelta di un intervento di artroprotesi con via d’accesso anteriore (con tecnica Mini open) consente, infatti, di effettuare l’intervento di sostituzione protesica dell’anca con un approccio a ridotta invasività, tutelando il rispetto dei tessuti molli, assicurando massima precisione ed evidenziando un netto miglioramento nel post operatorio, considerando le precedenti e/o differenti modalità esecutive.

artroprotesi anca

Gli obiettivi sostanziali che miriamo ad ottenere attraverso un intervento di artroprotesi di anca con accesso anteriore sono:

  • Eliminare il dolore causato da una patologia degenerativa (es. artrosi)

  • Recupero celere del paziente

  • Ripristinare una buona articolarità

  • Permettere nuovamente lo svolgimento delle attività quotidiane, considerando una progressiva ripresa della  funzionalità.

Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di questa tecnica di chirurgia protesica dell’anca?

  • Il risultato cicatriziale post intervento risulta spesso non invasivo e di lieve entità.

  • Nel periodo post operatorio, confrontato con le precedenti modalità esecutive, il paziente presenta: ridotta zoppia, meno dolore post operatorio, minor rischio di lussazione, minore perdita di sangue e infiammazione.

  • La deambulazione e la capacità di salire e scendere in modo indipendente le scale assume un ruolo fondamentale tra i vantaggi di questo tipo di intervento, soprattutto per il recupero veloce dell’autonomia e della salute psico-fisica del paziente.

artroprotesi anca
  • L’intervento di artroprotesi dell’anca con accesso anteriore non è adatto  a pazienti obesi con alterazioni morfologiche di grossa entità, per l'alta percentuale di rischio di lesione del nervo femorale della coscia.
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Per tutte queste considerazioni, risulta fondamentale selezionare i pazienti che possono beneficiare di tale tecnica da parte del medico chirurgo ortopedico.
Il nostro team è capace di assicurare un percorso di diagnosi, intervento e cura post intervento di altissimo livello, attraverso una fisioterapia associata mirata; tutto ciò è possibile grazie alla presenza di figure professionali tecnicamente specializzate, come il Dott. Massimiliano Susanna medico ortopedico traumatologo e la squadra di fisioterapisti gestita dalla Dott.ssa Consuelo Salutari.

L’alluce valgo

Nota come una delle più diffuse patologie del piede, l’alluce valgo è una deformazione
progressiva del primo dito del piede (alluce)
, che ne implica una deviazione anomala verso
le altre dita, con preminenza del primo osso meta-tarsale, la cosiddetta “cipolla”.
L‘infiammazione è data dal continuo sfregamento della “cipolla” con la calzatura a cui è
costantemente sottoposta, con una alterata distribuzione biomeccanica del carico sul piede
sia in statica che in movimento. Molto spesso questa patologia progressiva comporta una
difficoltà nel trovare la calzatura idonea, con conseguente danno funzionale.

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Quali sono le principali cause dell’alluce valgo?

  • Deficit posturale
  • Scarpe troppo strette
  • Eccessivo utilizzo di scarpe con il tacco alto
  • Pronazione della caviglia
  • Malattie artritiche

Quali sono i sintomi dell’alluce valgo?

  • Dolore in corrispondenza della base dell’alluce sul lato interno, dove si forma una sporgenza ossea sormontata da una borsite, sempre più infiammata e arrossata, la cosiddetta “cipolla”.
  • Le dita del piede assumono un atteggiamento a martello, in flessione più o meno rigida dell’articolazione intermedia.
  • Si formano callosità importanti e dolorose sulla pianta del piede, dovute all’alterata ripartizione del carico corporeo.

Come si può intervenire nella cura dell’alluce valgo?
Per adottare una cura quanto più efficace per il trattamento della patologia, è necessario
valutare la forma, lo stadio, a cui è soggetto il paziente:

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  • Forme lievi: attraverso esercizi di fisioterapia mirati e ortesi (plantari e divaricatori); e a seguito di un’attenta valutazione posturale si eseguono degli esercizi mirati a far lavorare le catene cinetiche muscolari in disfunzione, al fine di riportare un corretto allineamento dei vari segmenti corporei.
  • Forme dolenti: in questa condizione i rimedi conservativi non alleviano il dolore, né permettono una corretta deambulazione, per questo è necessario fare una visita medica specialistica, sarà poi l’ortopedico a consigliare di intervenire chirurgicamente con la Chirurgia mininvasiva del piede, assicurando un recupero funzionale in circa 30-40 giorni.

Lo Studio Fisioterapico Salutari segue i suoi pazienti in team, facendosi carico della
soggettività di ogni casistica e collaborando tra le diverse figure mediche interessate.

La mobilizzazione in anestesia del plesso nelle capsuliti adesive idiopatiche

La capsulite adesiva o frozen shuolder, di cui è affetta circa il 2% della popolazione , è una progressiva ed ingravescente rigidità articolare con dolore intenso, conseguente alla fibrosi e ispessimento della capsula articolare. La forma idiopatica, di cui stiamo parlando, è presente in un'età compresa tra i 40 ei 60 anni; circa il 10-20% dei paz. con diabete manifesta tale patologia.

Può essere scatenato da un trauma anche minore, presentarsi nel post-operatorio di chirurgia di spalla; ma la maggior parte dei pazienti è sia un prescritto periodo di riposo. Nella sua manifestazione clinica ha un decremento della motilità della gleno-omerale e un incremento compenso della motilità della scapolo-toracica con comparsa di dolore scapolare e al rachide cervicale.

Si distinguono tre passaggi della Malattia : fase del dolore " congelamento ", fase della rigidità progressiva " congelata " e fase della risoluzione " scongelamento ", terminata la quale persiste RIDUZIONE del movimento e della Funzione della spalla.

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La diagnosi è prevalentemente medica e tratta di strumenti strumentali per la diagnosi differenziale. Il trattamento di ricerca è molto comune, ma in tutti è fondamentale mobilizzare precocemente l'articolazione scapolo-omerale in assenza di dolore . Iniezioni di steroidi intra-articolari da associarsi a un complesso e lungo periodo di recupero funzionale; in alternativa si può ricorrere ad un trattamento chirurgico di artroscopia a cui associare FKT .

Il nostro obiettivo è quello di prevenire il trattamento chirurgico .

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La procedura si ricorda in più fasi:

  1. diagnosi e indicazione medico-specialistica

  2. colloquio con anestesista per idoneità alla procedura in anestesia loco regionale

  3. mobilizzazione, in sala operatoria, secondo una procedura codificata

  4. mobilizzazione con il fisioterapista in reparto

  5. ciclo / i di FKT assistenza ambulatoriale fino al completo recupero del ROM.

La procedura non è indicata in caso di:

  • artrosi gleno omerale

  • protesi di spalla

  • fratture entro i primi 3 mesi dal trauma

  • osteoporosi medio-grave

La mobilizzazione in anestesia del p iomb Procedura o RISPETTO alle Altre (mobilizzazione a secco, mobilizzazione in acqua, infiltrazioni articolari e artrolisi artroscopiche) ha riportato ottimi RISULTATI in circa 1 mese Contro i 4-5 mesi.

Dott.ssa Consuelo Salutari | Dott. Massimiliano Susanna

 

Il pavimento pelvico o perineo

Il pavimento pelvico o perineo è un insieme di fasci muscolari e legamenti la cui funzione principale è quella di sostegno degli organi pelvici (vescica, utero, retto). Il PERINEO è continuamente sollecitato durante la giornata e impegnato a contrastare gli aumenti di pressione intra addominale causati da starnuti, sollevamento borse della spesa, salti, corsa,tenere il bambino in braccio, ecc. Durante la vita inoltre subisce notevoli cambiamenti dovuti a gravidanza, parto, menopausa, condizioni di stitichezza cronica.

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La RIABILITAZIONE URO-GINECOLOGICA si occupa della prevenzione e del trattamento delle disfunzioni a cui può andare incontro il pavimento pelvico per prevenire incontinenza urinaria, fecale, ai gas, prolassi(ossia discesa degli organi pelvici), dispareunia o dolore durante i rapporti. E' importante che ogni donna conosca lo stato del suo PERINEO.

Dott.ssa  Marianna Gazzola

La diastasi addominale

La diastasi addominale é la separazione eccessiva del retto di dx da quello di sx dalla linea mediana o linea alba.Quest'ultima è una banda di tessuto connettivo che si sviluppa longitudinalmente dallo sterno al pube. La diastasi è una condizione che riguarda generalmente le donne che hanno avuto una gravidanza a causa dello stiramento del retto dell' addome creato dall' utero in continuo accrescimento.
La diastasi può comportare a :

  • mal di schiena
  • disfunzioni del pavimento pelvico
  • problemi digestivi
  • rischio di ernie addominali
  • alterazione della postura
Diastasi addominale

Diastasi addominale

Come sapere se ho la diastasi?
La valutazione da parte di un fisioterapista specializzato può rilevare la presenza della diastasi che può successivamente essere confermata da una ecografia addominale.

Dott.ssa Marianna Gazzola

Analisi posturale globale

L'analisi posturale globale mira a rilevare la simmetria e l'allineamento del corpo in riferimento alla linea di gravità, tenendo presente le interrelazioni nel corpo della persona. Il bilanciamento e l'allineamento sono dinamici e neurologicamente adattativi, non statici e biomeccanicamente fissi. I riflessi posturali e le connessioni emozionali con la tensione di una parte del corpo, risiedono in profondità nella struttura di movimento. Quindi le relazioni strutturali devono essere ricercate con la persona e non imposte.

L'obiettivo è di far crescere la persona fuori dai suoi schemi motori facendo rilassare le tensioni ristrutturando nuovi schemi motori e posturali. L'obiettivo della valutazione posturale è capire il pattern, ossia la storia di ciascun assetto muscolo-scheletrico della persona, senza fermarsi all'analisi della deviazione posturale che risulterebbe limitativa. Una volta aver compreso il pattern sottostante si possono applicare i metodi di trattamento disponibili. L'applicazione dei Meridiani Miofasciali alla postura eretta è uno di questi.

L'analisi si divide in 4 stadi:

  1. Descrizione della geometria scheletrica
  2. Valutazione del pattern dei tessuti molli
  3. Sintesi di una storia integrata
  4. Valutazione e revisione

Dott. ssa Consuelo Salutari